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Garrett-Rudolph, il fuoco non si spegne: e coach Tomlin lo alimenta

Fabrizio Mancini

Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti perchè lo abbiamo visto tutti. Solo Myles Garrett e Mason Rudolph possono viceversa conoscere l'antefatto del fattaccio del colpo di casco sferrato dal difensore dei Cleveland Browns sulla testa del quarterback degli Steelers, accusato dall'avversario di averlo insultato con una espressione di stampo razzistico. Garrett, però, che inizialmente di questa provocazione aveva solo accennato, e senza mai cercare giustificazione alcuna al suo gesto di presunta reazione, ora che non ha più necessità di starsene buono e cheto perchè la NFL gli ha annullato la squalifica a tempo indeterminato che gli aveva comminato, è tornato inopportunamente sull'argomento. Perciò, anche Rudolph si è sentito in diritto di parlare, ribadendo la propria innocenza e contro-accusando Garrett retweettando una sua intervista: 'Dice il falso, lo posso assicurare al 1000%. Le sue parole mi screditano in maniera disgustosa'. Con il suo giocatore si schiera Mike Tomlin (in foto), il coach di Pittsburgh: 'Nell'immediatezza dell'episodio nessuno dei Browns, neanche uno tra giocatori e allenatori, ha parlato di insulti razzisti. Credo dunque, a quello che dice Mason, e non solo perchè so che tipo di ragazzo è'.


Fabrizio Mancini

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