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NFL 2026 WEEK 7 - Lions 20 Packers 17

Fabrizio Mancini
5 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

Green Bay Packers con l'attivo di un 3-0 di felice ripresa, Lions tra il sufficiente-discreto, sia per classifica che per prestazioni, di un 3-2 complessivo, bye incluso, perfettamente ordinato in una alternanza tra vittorie/sconfitte da una settimana all'altra. Il male della condivisa NFC North, per entrambe, sta piuttosto nella presenza contemporanea di Vikings e Bears che Jordan Love già pemsa a - indirettamente - sfidare, silurando da Gordon un missile discendente, ad anticipo di un 4th e 5 che Sean Williams agguanta centralmente, pur se in cautelativa previsione del field-goal ripetuto di Smack: imbucato in prima battuta, cioè, e out quando un delay obbliga i Packers al calcio-bis di uno sfumato vantaggio. Anche Goff, fantastico in uno smarcamento trasversale di St. Brown, comincia senza freni la partita del Ford Field di Detroit, e con lui Jameson Williams, la cui immarcabile accelerazione esterna, tuffo frontale sul pylon della endzone annesso, infilza le coperture di McKinney/Bullard (7-0 Lions): GB, intanto, che dopo sette settimane reinserisce negli snap il figliol prodigo Jacobs, procede nei termini di una svolta doppia patrocinata da Tyler Kraft, sia ad assolvimento del secondo 4th down gialloverde del match in meno di dieci minuti, sia attraverso uno scramble-pass, altezza 14, immessogli per la endzone, da Love, proprio dai limiti della tasca (7-7) ma, sulla rigiocata di Detroit, smarrisce subito - McKinney ancora traballante - le tracce di St. Brown, che Gibbs, da stellare centometrista, ridistanzia fin sul punto di partenza del field-goal ok di Bates (10-0 Lions). Dal sack di tracotante sottolineatura di Hutchinson a Love, ecco allora dei Packers, pur disillusi dalla mancata chiamata arbitrale di una lamentata interferenza, parimenti rampanti nel sack-fumble, sventato da Goff, di Anthony Campbell, con Watson qui accontentato da un centrale da smisurato 4th e 3 di Love, contrariamente a Golden, stoppato retroscrimmage dal placcaggio, scagliato addosso ad una ricezione pur corretta da D.J. Reed. Di là St. Brown/Gibbs, viceversa, continuano ad apparire assolutamente inossidabili, ma solo per gli avversari, visto come il secondo, involontariamente urtato dall'amico Mays, smarrisca - a vantaggio di Cox - un possesso pre-halftime ormai quasi traghettato a mèta: il peggio, però, Detroit lo patisce di rientro, quando in particolare McDuffie raccatta sull'erba uno snap-fumble presto convertito, a punti, da una volata laterale di Jacobs, giù d'angolo in uno scatto che i tackle di Barnes/Abney, abbattuti in serie, non spostano di mezzo millimetro dalla direzione iper-rettilinea del rushing-touchdown del 14-10 Packers. Goff, comunque, con l'incrollabilità emotiva che gli è propria, ha già pronto, a firma intermedia di TeSlaa, un piano di rientro da presentare agli sportelli della endzone di GB nella busta chiusa di un 2nd e 9, destinazione Jameson Williams, scalato sul lato sbagliato da una confusa marcatura di Hopper (17-10 Lions), ma piomba in stato di deleteria alterazione tensiva anche Cox, punito da un roughing, eppure assolto da Cisse non in occasione del preliminare intercetto di Goff, invalidato dal fallo su St. Brown, quanto dalla susseguente, vigorosa pressione fisica che spinge incompleta, oltre l'area di mèta, una presa ok del medesimo Jameson Williams. Presupposti pro-GB, questi, ben più che sibillini e, perciò, ancor più ingiustificabile, indipendentemente dalle relative conseguenze, il ricorso di Love ad un deep-pass da mezzo campo circa, intercettato da Branch, restituito per poco ai Packers da un tuffo a vuoto di Evan Williams e riscattato, via Lloyd/Golden, dal field-goal a bersaglio di Smack (17-17): Nixon, peraltro, respingendo a meraviglia l'assalto ad un 4th minimo di Gibbs, intona un inedito inno di carica per l'assalto forse decisivo di GB, steccato di brutto, però, alla prova dell'acuto che conta, da un altro calcio out, dalle 43, di Smack. Con le inevitabili ripercussioni negative di un roughing-Packers di Karl Brooks, pure contemporaneo al capitale incrocio di LaPorta ad un 2nd e 8 di Goff, e una impressionante run, ad arco, saggiamente interrotta da Gibbs non appena intravisto il comporsi di uno sbarramento potenzialmente pericoloso, eretto da Valentine/Evan Williams ad altezza-endline: tanto di tempo per mandare Bates a calciare - e segnare, proprio sul triplo zero del cronometro - Detroit ancora ne ha: 20-17 Lions.

 
 
 

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