NFL 2026 WEEK 1 - Vikings 39 Packers 22
Manca solo una certa... certificazione in favore dei Minnesota Vikings per poter ritenere capace una intera Division, la NFC North, per ognuna delle sue squadre componenti, di potersi giocare chance playoff non banali: fingendo, ovviamente, di nutrire certezze solide - impossibile - sui Green Bay Packers, in realtà mai gli stessi da una stagione all'altra, nel bene come nel meno bene. Discontinui, diciamo, come il neo-Viking, ma pure lui con gli stessi difetti di sempre, Kyler Murray, che sembra stia solo aspettando il kickoff per sparare un insensato intercetto tra le braccia di Nixon: a GB, però, nonostante un rushing di altissimo riguardo di Chris Brooks, non dice allo stesso modo la risalita, rallentata dalla falsa partenza di Morgan e comunque archiviata a punti dal field-goal, dal lontanissimo delle 59, del rookie-kicker Trey Smack (3-0 Packers). Altra questione il down susseguente, rapido quanto il tempo di volata, dalla propria prima metà di metacampo, della catch and run di Watson (9-0 GB, Smack qui impreciso all'aggiuntivo), con Murray abbattuto - e k.o. - da Van Ness e, di risposta tempestiva, Wentz via da Jefferson per condurre Minnesota, anche attraverso Aaron Jones/Mason, al controcalcio ok di Reichard (3-9): un super-return di Melton, però, è il prologo preoccupante di una inedita staffetta gialloverde, con Watson di pungente sostegno alle puntate di Marshawn Lloyd, pur se solo per il punto di accomodamento, sulle 43, della palla di un secondo field-goal, a bersaglio, di Smack (13-3 Packers), mentre Wentz, servendosi di Hockenson, riattiva in Jefferson - un fulmine nel raggiungere in fondo alla endzone un siluro semi-irricevibile -, il proprio collegamento più sicuro (9-13). Un piano simile lo segue, di là, Jordan Love, se Kraft gli spalanca il campo e Watson - che sbarra la strada della endzone all'anticipo di Byron Murphy - glielo serra (19-10 GB): a seguire, poi, Lloyd riattacca a colpire i Vikings a piccole, quanto sfiancanti dosi di corsa, il tutto per sciogliere al passo la libera cavalcata, nel deserto di quasi mezzo campo libero, di Jonnu Smith, e ricondurre Smack al field-goal del 22-9 Packers. Barcolla Minnesota, eppure resiste, dovessimo metterci a misurare l'attuale bicchiere della partita nella sua pienezza positiva, un bicchiere che Price, di maxi-return, capisce di poter ancora rabboccare, con Hockenson ad hoc in presa-touchdown su un centrale altezza 16 di Wentz, nemmeno granché fendente (16-22): di là, invece, tra una sontuosa accelerazione di Golden e un drop - Kraft - dal difficoltoso intercetto relativo di Pierre, Smack segna ancora da 3, ma nella concomitanza di un offside avversario che convince Love al cimento sbagliato di una pratica da 4th e 1 spaginatagli in faccia da Orange. Il vero big-bang della rinascita dei Vikings questo: Mason, sicuramente, li sprona all'assalto, ma come non imputare agli altri il roughing di McClellan, in più combinato all'holding (McKinney) di cancellazione secca del contemporaneo intercetto, in endzone, ad opera vana di Evan Williams? Allo sprint, perciò, Aaron Jones infila l'angolo-endzone del 25-22 Minnesota, score comprensivo del tracciante di conversione Wentz-Jefferson, in aggiunta sia ad un doppio sack-fumble pro Vikings, dal quale Love, giustiziato alfine da Van Ginkel, può salvarsi una volta sola, che allo scatto-touchdown, a tutta forza, di un ancora decisivo Mason (32-22 Minnesota). Diluvia senza tregua, ormai, su GB: qui Love, in confusione completa, l'intercetto da Pierre se lo becca per intero, e Jefferson, fresco come un tulipano, stacca sull'esterno un viceversa dimesso Carrington Valentine, schiacciando sul pylon l'ovale del conclusivo - + 29 di parziale - 39-22 Vikings. I soliti Packers.


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